I CAMPIONI D’ITALIA RACCONTANO LO SCUDETTO!

Michele Viganò: “Il ricordo più bello forse è stato il discorso di Marco nello spogliatoio dopo la semifinale contro la Lube. Parlava del fatto per cui noi siamo riusciti ad arrivare fino lì e non ci fermeremo lì per nessuna ragione al mondo. Ci siamo impegnati al massimo ad ogni allenamento sognando quella finale e quella coppa nell’ufficio della Parini. Era il nostro sogno e, per il nostro linguaggio, l’ultimo pezzettino del totem. Ovviamente tutti in lacrime sia per il discorso sia per l’ infinita gioia della vittoria. Non vidi mai Danilo così soddisfatto come quel 19 maggio, finalmente gli avevamo dimostrato di essere una squadra tosta, da finali nazionali, non la squadretta “sborona” che vinse contro VV alle semifinali regionali. Vedere soddisfatto Danilo è stata forse l’emozione più grande di tutte.”

Pietro Bonisoli: “Sin dal primo giorno eravamo entrati in campo determinati con un solo obiettivo nella testa: VINCERE. Dopo aver vinto a pieno punteggio il girone eravamo su di giri. I ricordi sono troppi e scegliere il migliore è impossibile, a questi si aggiungono momenti difficili, molto duri. Uno dei ricordi più belli, seppur semplice, è stato quando il nostro allenatore è passato in ogni singola stanza per farci qualche messaggio defaticante e poi ancora quando, prima di ogni partita, mangiavamo tutti insieme barretta o frutti e ci tatuavamo il nostro CCC sul braccio. Il ricordo peggiore è stato prima della semifinale nazionale: nella mia stanza subito dopo i quarti di finale, regnava il silenzio e nessuno riusciva a chiudere occhio. Ma poi avvenne l’impossibile, i Diavoli Rosa vinsero 3 a 0 con parziali schiaccianti contro l’unica squadra che era riuscita a batterci, la Lube. Il sogno continuava. Il giorno seguente più carichi che mai siamo scesi in campo con il nostro solito rituale e…I Diavoli Rosa segnano la storia ottenendo il primo scudetto. Le emozioni che ho provato quando mi hanno chiamato per essere premiato non hanno parole, non hanno paragoni e auguro a tutti di provarle”.

Giacomo Trabatti: “Essere Campioni d’Italia è una cosa che capita poche volte nella vita, con la mia squadra l’anno scorso ci siamo riusciti. A dire il vero non so spiegare cosa si prova però ti senti travolto da tantissime emozioni e realizzi cosa è successo solo dopo aver alzato la coppa al cielo. La festa con i compagni rende tutto ancora più bello. Il ricordo a cui tengo di più è il viaggio di scaramanzia tutte le volte prima di una partita”.

Daniele Carpita: “Il momento più bello delle finali è stato sicuramente la semifinale contro la Lube, ci ha dato una grande consapevolezza e da quel momento non ho avuto dubbi su chi avrebbe vinto quella finale. Vincere lo scudetto è una soddisfazione immensa, guardi indietro, rivivi il tuo cammino e ti rendi conto di quello che hai fatto”.

Giovanni Colombi Manzi: “A partita finita vedere tutti i miei compagni, con cui ho condiviso un percorso enorme, esultare, piangere e abbracciarsi INSIEME è stato fantastico. A dire il vero certe cose al momento secondo me non le metabolizzi: ti tremano le mani, sei strafelice però non capisci davvero cosa sia successo. Lo capisci il giorno dopo; quando ti svegli e ricordi i momenti vissuti capisci davvero cosa sia successo, capisci di far parte di un gruppo fantastico che ha sempre combattuto unito e quella vittoria è stata vinta attraverso sacrifici e gioco di squadra. A ripensarci ho ancora i brividi”.

Giacomo Selleri: “Entrato nel gigantesco palazzetto c’era una magnifica quiete, le tribune, che si sarebbero poi riempite velocemente, erano deserte, la mia mente era libera da qualsiasi tipo di pensiero, dovevo giocare la partita più importante della mia vita fino ad ora ma in campo non c’era un briciolo di tensione. Tutto andava come ogni partita. Incredibile l’emozione dell’ultimo punto, la palla scendeva a rallentatore e al fischio dell’arbitro il palazzetto è esploso in un boato, avevamo vinto ma non me ne rendevo conto. Le emozioni di finali come queste sono indescrivibili”.

Andrea Marini: “Il ricordo più bello di quelle finali nazionali era l’affiatamento che avevamo l’uno con l’altro. Ogni volta che entravamo in spogliatoio c’era sempre una bella atmosfera ed era sempre bello stare insieme. L’emozione di essere Campioni d’Italia è una sensazione indescrivibile, che ricorderai per sempre. Inizialmente non ci credi poi, una volta entrato in spogliatoio, è stata un’esplosione di emozioni”.

Gabriele Ruggeri: “La stagione 2018/2019 per me resta e resterà, almeno finora, la stagione migliore che io abbia giocato. Non pensavamo di poter fare così bene anche se già dall’under 13 avevamo portato a casa molti titoli quindi le aspettative erano alte. Il momento più bello delle finali nazionali, oltre alla finale e all’enorme emozione di passare la coppa simbolo della nostra fatica, è stata la semifinale contro la Lube dove abbiamo vendicato la finale di Trento. Essere campione d’Italia è un orgoglio perché non è una cosa che succede a tutti i ragazzi e aver realizzato questo enorme traguardo con i miei compagni rende il tutto ancora più bello. Spero di poter tornare presto a giocare con i miei compagni e poter realizzare ancora numerosi successi e vivere ancora emozioni indimenticabili”.

Christian Turla: “È stata un’esperienza fantastica, non me lo sarei mai aspettato ad inizio anno visto che ad agosto ero ancora su un campo da tennis. Vittoria dovuta agli intensi allenamenti in palestra e all’impegno di tutta la squadra che ce l’ha messa tutta per raggiungere questo traguardo. Allenatori fantastici che ci hanno preparato al meglio senza mai risparmiarsi. Sono molto contento e orgoglioso di aver fatto parte di questa squadra e di questa società che ha reso possibile salire sul gradino più alto del podio da Campioni d’Italia”.

Tommaso Savino: “Il ricordo che ho più a cuore è quando, il giorno della finale, vedendo la scritta Campioni d’ Italia sul podio al lato del campo di gioco, capimmo che non c’era altra opzione che quella di vincere”.

Manuel Morra: “Essere Campione d’Italia è un’ esperienza unica che non capita a tutti nella propria vita ed è la cosa più bella che possa accadere. È stato possibile grazie agli allenamenti faticosi che sono stati fatti in palestra. Essere uno dei dodici giocatori che ha vinto il primo scudetto per questa società è una cosa stupenda”.

Gabriele Rossi: “Vivere questa esperienza è stato davvero bellissimo. Sono un anno più piccolo di tutti gli altri miei compagni ma grazie a loro ho imparato tantissimo. Mi sono divertito tanto a fare il tifo per i miei compagni e oggi, a distanza di un anno, mi piacerebbe tornare a Bormio e rivivere tutti i momenti magnifici che abbiamo passato insieme”.



 

Coach Moreno Traviglia: “La stagione 2018/19 rimarrà nei cuori di molti. È stato un anno di grande crescita per tutti. Il nostro punto di forza credo sia stato l’aver sempre pensato “un passo alla volta”, concentrandoci prima sul campionato territoriale e poi sulla fase regionale, ma senza perdere mai di vista il nostro sogno. Ogni partita che ci ha condotto alle finali nazionali è stato un tassello di questo processo di crescita. Ricordo bene l’agitazione e le speranze, la felicità ma anche le paure, la fiducia e la determinazione di quei giorni. Tra i ricordi più belli della finale c’è la sensazione di aver giocato come un unico corpo e una sola mente, al massimo della concentrazione. Non posso però non citare anche l’emozione della semifinale per gli undici ace del nostro schiacciatore Pietro Bonisoli.  Essere proclamati Campioni d’Italia è stata un’emozione indescrivibile e aver avuto l’onore di alzare il trofeo è motivo di grande orgoglio in casa Diavoli, oltre che essere un primato personale e societario. Ognuno di noi, durante le finali, ha avuto un ruolo fondamentale: i giocatori in campo, quelli in panchina, gli allenatori e i dirigenti. Siamo stati uniti, ci siamo supportati e aiutati a vicenda, come accade sempre nella grande famiglia dei Diavoli Rosa”

Coach Francesco Quaglino: “I ricordi più belli che ho sono due; il primo legato al percorso fatto con i diavoletti e lo staff giorno dopo giorno durante le finali. I riscaldamenti pre partita, i ritrovi in albergo, gli spostamenti scaramantici in pulmino, le canzoni ascoltate, le vittorie, i volti e i sorrisi dei nostri ragazzi e dei nostri supporters. Mentre il secondo è la sensazione provata a fine partita nel percepire che tutto il mondo Diavoli stava festeggiando insieme a noi dagli spalti o a distanza per questo storico traguardo: dirigenti, allenatori, giocatori piccoli e grandi, genitori, ex giocatori e tanti simpatizzanti tutti una unica grande famiglia”.

Coach Ingrid Bonfanti: “Sono state giornate intensissime, nulla era lasciato al caso e mi ricorderò sempre del modo in cui i ragazzi hanno affrontato con grande coscienza ogni step che avremmo dovuto affrontare. Ogni azione, ogni gara era fibrillazione nel cuore, le notti piene di speranza e poi il primo tuffo al cuore: vinciamo il girone! Il giorno successivo la mattina se ne vola con un altro 3-0 a Castellana ma il pomeriggio ci aspettava la Lube e allora mille nuovi pensieri, soprattutto il ricordo di una finale al Brugnara con l’amaro in bocca. Conoscevamo bene l’avversario: un colosso. Ma il nostro è stato un gioco da manuale; 11 ace di Pietro, era tutto così incredibile. Piango ogni volta che ci penso. E poi quella tanto agognata finale, quella per cui avevamo lavorato senza sosta da settembre. Ognuno di noi era incredibilmente sul pezzo ma la sensazione era quella di essere tutti una sola grande corazzata! Quel palazzetto, quel tifo, punto a punto, ace, muri, attacchi, cuore in gola, quasi stessi giocando io. Ricordo tutti noi per terra, in lacrime, tutti noi sul palco sotto i coriandoli. Tutti noi, questo è stato il segreto. Uno scudetto ti cambia, ti fa venire voglia di provare a superare i tuoi limiti, sempre. Grazie Diavoli per avermi permesso di essere stata parte di questo sogno”.

Coach Matteo Zanelli: “È stata un’emozione incredibile, difficile da spiegare a parole. Lavorare con questi ragazzi per diversi anni, arrivare al palazzetto e vederli al saluto iniziale prima della partita, solamente questo è bastato a far tremare le gambe. L’ immagine, poi della squadra sul gradino più alto del podio, con la coppa in mano, e i sorrisi dei ragazzi sul palco, rimarrà per sempre impressa nella mente e nel cuore”.

La dirigente Filomena Parcesepe: “È molto particolare vivere in questi strani giorni il ricordo di quanto abbiamo condiviso un anno fa!!!! L’emozione però è ancora viva e lo sarà sempre. Un anno fa…Per quanto riguarda l’impresa sportiva lascio ai risultati e alle statistiche quanto i nostri Diavoli siamo stati grandi!!!! Voglio invece ricordare: i riti propiziatori, le sisters (dalla piccola Viola alle più sfrenate con tamburi e bandiere), i magnifici rapporti che ci sono stati con gli avversari, il fantastico Op Op Op Diavoli che ci ha accompagnato tutto il tempo, l’ingresso in campo per la finale tutta la stagione, tutte le partite e la palla che tocca terra nel campo avversario sul 28-26 del terzo set! Racconto poi un aneddoto. La mattina della finale, quando abbiamo fatto il check out in albergo, il direttore mi ha detto: “Ora posso dirlo, da quando vi ho visti ho pensato che voi potevate essere i vincitori. Per ora siete in finale, verrò a vedervi e a tifare per voi!”. Ora mi asciugo la lacrima. Grazie Diavoli!”

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